sabato 15 ottobre 2016

il tramonto dell'occidente

La nostra vecchia Europa sta letteralmente cambiando tutti i suoi assetti,in parte a causa del clima,in parte a causa dell'andamento demografico spaventoso dell'Africa,opposto alla crescita zero dei nostri paesi eurozona
Entro 30 anni la Danimarca il Belgio,le coste della Germania e della Francia saranno il nuovo Mediterraneo.......
Basti pensare che americani e stranieri facoltosi comprano case e terreni in Norvegia e Svezia
Secondo voi la gente si rende conto del cambiamento epocale?
Risposta scontata ed ovvia
L'ultima volta che ondate migratorie di questa portata si sono succedute in serie è stato circa 1500 anni fa
Clima rigido e tramonto di un oramai appagato Impero Romano hanno fatto sì che ondate di tribù barbare saccheggiassero più volte l'Italia,stabilendosi poi in Germania,Spagna ed in Francia
Quelle tribù,.chiamate barbare ma che barbare poi non erano,non sono così dissimili dai popoli mediorientali ed est - europei che arrivano qui ora
Grande determinazione,voglia di sopravvivere,
senso  della famiglia - tribù,astuzia,scaltrezza
Questi sono gli attributi che avevano i Goti,gli Unni,iLongobardi nel IV - VI secolo D.C.
Arrivarono come conquistatori,rimasero come mercenari e militari
In due generazioni i romani originali erano estinti
Quello che sta per accadere qui,visto il rapporto nascite - decessi
Ma guarda un pò.....
Le stesse condizioni che troviamo ora,a parte aumento del caldo invece che del freddo
Gli appagati,quelli che hanno perduto il senso civico e l'attaccamento alla patria SIAMO NOI
Quelli che vogliono perdere le proprie radici Cristiane a favore del caos e di un libertinismo sfrenato SIAMO NOI
Quelli che non hanno più voglia di sporcarsi le mani aspettando solo il momento della pensione SIAMO NOI
Quelli che hanno perduto il senso della famiglia e della tradizione locale SIAMO NOI
Visto che sono sotto esame e mi sto studiando Genesi nei dettagli,faccio l'oracolo
A meno che noi non si sia in guerra con qualcuno nei prossimi 20 anni (ipotesi improbabile ma con sti guerrafondai da quattri soldi non si sa mai),il Mediterraneo diventerà il nuovo Mar Rosso
Le multinazionali costruiranno super catene di alberghi sulle coste e i siti archeologici saranno tutti a pagamento
I pochi italiani rimasti saranno o all'estero a fare fortuna o qui a lavorare come stagionali o impiegati se va bene,visto che la piccola borghesia muore del tutto adesso per le tasse
Sarà sempre più dura mantenere le nostre radici Cristiane e i martiri aumenteranno
Sono pessimista?
No,purtroppo
Realista semmai
Quale Italia lasciamo ai nostri nipoti?
Quale futuro consegnamo ai posteri?
Mi raccomando,continuate a guardare X-factor o Masterchef ......
Continuiamo a votare gli emissari delle multinazionali.......
Tanto ci salveranno gli Alieni.......
Meditate gente,meditate

sabato 17 settembre 2016

le sorprese non finiscono mai

A volte scopri tardi di avere una vocazione
Ti ci trovi dentro quasi per caso e ti rendi conto che forse hai trovato la luce dietro una lunga ricerca
E proprio mentre credi di essere parte di un ingranaggio ben oliato
succede qualcosa che ti impedisce di continuare a girare
E successo altre volte e con conseguenze ben più gravi
Ma le ferite fanno sempre male,
anche se con il giubbotto e le protezioni in caso di incidente il danno è minore
Tranquilli non ho avuto un altro incidente
Mi è bastato il primo
Ora non serve spiegare il come o il perchè
Chi deve sapere sa e sa anche che non tutti i mali vengono per nuocere
Dopo aver studiato il buon Giobbe, semmai ce ne fosse stato bisogno, è chiaro che le cose accadono
A volte belle,altre meno
E' sempre come reagiamo che conta
Orbene,per fortuna in questi casi passato lo scotto ed un pò di sana incazzatura
c'è sempre la possibilità di rimediare
Anche se i tempi si allungano un pò
La partita è solo rimandata
La vocazione non è perduta,va solo in un necessario stand by
Sistemo due cosine poi ne riparliamo
Per fortuna viviamo in Italia......
Amen

domenica 19 giugno 2016

the final countdown

Ho partecipato a diversi matrimoni
di amici,fratelli,ex fidanzate persino
Ho vissuto emozioni contrastanti,a volte persino egoiste,a seconda del periodo storico
In quest'ultimo anno, da quando io e la mia futura moglie abbiamo deciso di sposarci, è come se avessi vissuto tre vite
Una normale quotidiana,fatta di studio,lavoro,relazioni
Una straordinaria fatta di preparativi,traslochi,cambiamenti
Una interiore,dove il mio ME cercava di capire la portata dell'evento
E' stato un periodo vorticoso,forse pure troppo intenso,così denso a volte da avere come compagni la sera solo la stanchezza ed il vuoto
Un periodo che culminerà fra una settimana con un nuovo inizio
Come un sasso lanciato nello stagno,un grosso sasso,che produrrà misteriosi e nuovi cerchi mai apparsi prima nella mia,nelle nostre vite
I momenti di euforia,di gioia,di tensione,preoccupazione,silenzio,a volte contrasto stanno lasciando spazio lentamente alla sola emozione,pura e semplice
Finalmente alla Gioia
Oggi ascoltando le prove del coro a stento ho trattenuto le lacrime
Come se in tutto questo tempo il fare interminabile avesse compresso il bisogno interiore
Che alla fine esplode sempre grazie alla musica,nel bene e nel male
D'altronde sono fatto così....
Così ringrazio adesso,
perchè poi sarò occupato a costruire la mia di famiglia
Grazie a tutti
Ai pensieri,ai gesti,alle preghiere,alle canzoni,ai silenzi
Io che pensavo d'essere fatto per altro,persino per i gesuiti,
in un improvviso Kairos divino di vocazioni ne ho trovate due
Nella convinzione ferma ed assoluta
che per Grazia abbiamo ricevuto
e per Grazia possiamo donare
in ogni  momento

Ci vediamo Domenica

giovedì 24 marzo 2016

fratello o nemico

Sostengo con forza dal primo giorno di lezione a scuola che il mio vicino ,di qualunque colore sia la sua pelle,quale la sua provenienza geografica,può essere un fratello o un nemico potenziale
Questi mesi di terrore continuo,sparso a macchia d'olio un pò ovunque,non possono non interrogarmi nel profondo del mio essere
Ci vantiamo d'essere oramai in competizione con Dio quanto a capacità di plasmare e conoscere la materia e non siamo ancora in grado di capire e conoscere noi stessi
Non siamo in grado di controllare le nostre paure
Certo la strada lastricata dal terrore della violenza porta alla sottomissione o alla reazione
Rimanere indifferenti è sempre più difficile
Ma quale reazione?
Ero adolescente quando al cinema Top Gun ci parlava di un nemico comunista da combattere e sconfiggere
Era il 1986
Il muro di Berlino è crollato pochi anni dopo....
Il comunismo è imploso ma inesorabilmente sembra che l'uomo debba sempre trovare un nemico da combattere
E il modo migliore di rispondere alla violenza è sempre lo stesso ed ha un nome preciso,salvo casi eccezionali,da millenni
Guerra
Vogliamo tornare davvero a stati di polizia come quelli degli anni '60 e '70 dell'Est Europa o dei regimi totalitari degli anni '30 in nome della protezione e sicurezza del cittadino onesto che paga le tasse?
Non erano quelli governi nati,in fondo,per garantire un futuro migliore ai cittadini?
Oppure Vogliamo formare un grande esercito europeo che ci tuteli e ci protegga?
Ancora armi
Ma quelle figure straordinarie vissute predicando l'opposto della violenza le abbiamo dimenticate?
Le lasciamo alla memoria dei libri?
Se non riusciamo a rispettarci nella quotidianità,partendo dalla famiglia,dai colleghi,che futuro abbiamo quando un altro si presenta alla porta in cerca di aiuto
E' questi una minaccia?
Sarà egli probabilmente un terrorista?
Vogliamo davvero continuare ad allargare questa spirale senza ritorno?
Abbiamo così poca fiducia in noi da avere come unica alternativa il vecchio adagio romano
 "SI VIS PACEM PARA BELLUM"?
O Dobbiamo per forza aspettare che qualcun altro ci salvi perchè da soli non ne siamo capaci?
Dio?
Una razza aliena evoluta che faccia semplicemente scomparire gli arsenali?( very '50es......)
Una cometa o un diluvio?
E se invece provassi a diventare goccia che bagni la terra sperando che altre seguano e mi affianchino,fino a diventare pioggia e poi diluvio che spazzi via la nostra parte peggiore?
Preferisco decisamente questa opzione,pur conscio dei miei limiti
Preferisco ancora una goccia di speranza per il mondo
Una goccia di speranza per me e per te
Buona Pasqua

domenica 6 marzo 2016

missione equilibrio

Sembra quasi il titolo di un film,mentre in realtà è il primo obiettivo della nostra vita:
l'equilibrio
Il significato di questa parola ha abbandonato oramai la nostra quotidianità:equilibrio è essere in forte squilibrio!!!
Il nostro individualismo sfrenato oramai fa sì che non ci sia più una situazione valida per tutti o per la maggior parte di noi
In comune abbiamo di sicuro una vita così piena e frenetica che fa sì che ci reggiamo su equilibri molto precari
Ecco il segreto di pulcinella
Ma cos'era un tempo trovare un equilibrio nella vita?
Era avere del tempo per.....
Me stesso e L'amore,gli amici,gli hobbies al di là dei meri doveri necessari,lavoro o studio che fossero
Quante ore dedicavo all'amore ,agli amici,agli hobbies 10 anni fa?
Quanto tempo dedicavo a me stesso ?
E 20 anni fa?
E' cambiato il mondo o sono semplicemente cambiato io?
Quante ore dovremmo,o meglio vorremmo dedicare al lavoro,all'amicizia,all'amore e alla famiglia,agli hobbies?
E quante ore invece riusciamo a farlo?
E' possibile districarsi tra tutto mantenendo qualità nei vari momenti a scapito della quantità?
Credo occorra in primis molta onestà:con se stessi e di riflesso con gli altri
Gli amici veri si  contano sulla punta delle dita:se ne abbiamo di più abbiamo qualche problema con il significato di amicizia
L'amore vero richiede tempo di qualità assolutamente necessario ad innaffiarne le radici
Il lavoro richiede sempre più energie per rimanere saldi di fronte alla follia media che ci circonda ad ogni umano incontro
E in ultimo un hobby almeno è necessario per staccare la spina ogni tanto e guardare la nostra vita con una visione più ampia e luminosa
Non ho una risposta ahimè valida per tutti,forse neanche per pochi
Posso dire che con i tempi che corrono urge capire presto e bene chi e cosa merita il nostro tempo
E Più riusciamo ad ascoltarci,prima troviamo le risposte
Personalmente ho fatto da tempo scelte necessarie in tema di amore ed amicizia
Sugli hobbies poi il taglio è stato necessariamente doloroso
Di sicuro mi manca la musica
Mi mancano le prove,le emozioni,l'energia,i concerti live
Ma tengo duro,sperando presto di tornare dietro i tamburi della mia yamaha tour custom
Per fortuna il rock non morirà mai
E certe canzoni rimangono sempre lì
Pronte anche a distanza di tempo a darti le stesse profonde emozioni
Quindi oggi mi sento di dispensare un consiglio
Forse banale ma che viene dal cuore
Se mai avessimo trovato un equilibrio e capitasse di perderlo per un pò
Non perdiamo la speranza e teniamo dritta la barra
Perchè Se teniamo davvero a qualcuno
o a qualcosa
Non è mai un addio
solo un temporaneo arrivederci

domenica 3 gennaio 2016

... il disco si posò

IL  DISCO  SI  POSÒ


Era sera e la campagna già mezza addormentata, dalle vallette levandosi lanugini di nebbia e il richiamo della rana solitaria che però subito taceva (l’ora che sconfigge anche i cuori di ghiaccio, col cielo limpido, l’inspiegabile serenità del mondo, l’odor di fumo, i pipistrelli e nelle antiche case i passi felpati degli spiriti), quand’ecco il disco volante si posò sul tetto della chiesa parrocchiale, la quale sorge al sommo del paese.
All’insaputa degli uomini che erano già rientrati nelle case, l’ordigno si calò verticalmente giù dagli spazi, esitò qualche istante, mandando una specie di ronzio, poi toccò il tetto senza strepito, come colomba. Era grande, lucido, compatto, simile a una lenticchia mastodontica; e da certi sfiatatoi continuò a uscire zufolando un soffio. Poi tacque e restò fermo, come morto.
Lassù nella sua camera che dà sul tetto della chiesa, il parroco, don Pietro, stava leggendo, col suo toscano in bocca. All’udire l’insolito ronzio, si alzò dalla poltrona e andò ad affacciarsi al davanzale. Vide allora quel coso straordinario, colore azzurro chiaro, diametro circa dieci metri.
Non gli venne paura, né gridò, neppure rimase sbalordito. Si è mai meravigliato di qualcosa il fragoroso e imperterrito don Pietro? Rimase là, col toscano, ad osservare. E quando vide aprirsi uno sportello, gli bastò allungare un braccio: là al muro c’era appesa la doppietta.
Ora sui connotati dei due strani esseri che uscirono dal disco non si ha nessun affidamento. È un tale confusionario, don Pietro. Nei successivi suoi racconti ha continuato a contraddirsi. Di sicuro si sa solo questo: ch’erano smilzi e di statura piccola, un metro un metro e dieci. Però lui dice anche che si allungavano e si accorciavano come fossero di elastico. Circa la forma, non si è capito molto: «Sembravano due zampilli di fontana, più grossi in cima e stretti in basso» così don Pietro «sembravano due spiritelli, sembravano due insetti, sembravano scopette, sembravano due grandi fiammiferi.» «E avevano due occhi come noi?» «Certo, uno per parte, però piccoli.» E la bocca? e le braccia? e le gambe? Don Pietro non sapeva decidersi: «In certi momenti vedevo due gambette e un secondo dopo non le vedevo più... Insomma, che ne so io? Lasciatemi una buona volta in pace!».
Zitto, il prete li lasciò armeggiare col disco. Parlottavano tra loro a bassa voce, un dialogo che assomigliava a un cigolio. Poi si arrampicarono sul tetto, che ha una moderatissima pendenza, e raggiunsero la croce, quella che è in cima alla facciata. Ci girarono intorno, la toccarono, sembrava prendessero misure. Per un pezzo don Pietro lasciò fare, sempre imbracciando la doppietta. Ma all’improvviso cambiò idea.
«Ehi!» gridò con la sua voce rimbombante. «Giù di là, giovanotti. Chi siete?»
I due si voltarono a guardarlo e sembravano poco emozionati. Però scesero subito, avvicinandosi alla finestra del prevosto. Poi il più alto cominciò a parlare.
Don Pietro – ce lo ha lui stesso confessato – rimase male: il marziano (perché fin dal primo istante, chissà perché, il prete si era convinto che il disco venisse da Marte; né pensò di chiedere conferma), il marziano parlava una lingua sconosciuta. Ma era poi una vera lingua? Dei suoni, erano, per la verità non sgradevoli, tutti attaccati senza mai una pausa. Eppure il parroco capì subito tutto, come se fosse stato il suo dialetto. Trasmissione del pensiero? Oppure una specie di lingua universale automaticamente comprensibile?
«Calmo, calmo» lo straniero disse «tra poco ce n’andiamo. Sai? Da molto tempo noi vi giriamo intorno, e vi osserviamo, ascoltiamo le vostre radio, abbiamo imparato quasi tutto. Tu parli, per esempio, e io capisco. Solo una cosa non abbiamo decifrato. E proprio per questo siamo scesi. Che cosa sono queste antenne? (e faceva segno alla croce). Ne avete dappertutto, in cima alle torri e ai campanili, in vetta alle montagne, e poi ne tenete degli eserciti qua e là, chiusi da muri, come se fossero vivai. Puoi dirmi, uomo, a cosa servono?»
«Ma sono croci!» fece don Pietro. E allora si accorse che quei due portavano sulla testa un ciuffo, come una tenue spazzola, alta una ventina di centimetri. No, non erano capelli, piuttosto assomigliavano a sottili steli vegetali, tremuli, estremamente vivi, che continuavano a vibrare. O invece erano dei piccoli raggi, o una corona di emanazioni elettriche?
«Croci» ripeté, compitando il forestiero. «E a che cosa servono?»
Don Pietro posò il calcio della doppietta a terra, che gli restasse però sempre a portata di mano. Si drizzò quindi in tutta la statura, cercò di essere solenne:
«Servono alle nostre anime» rispose. «Sono il simbolo di Nostro Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, che per noi è morto in croce.»
Sul capo dei marziani all’improvviso gli evanescenti ciuffi vibrarono. Era un segno di interesse o di emozione? O era quello il loro modo di ridere?
«E dove, dove questo sarebbe successo?» chiese sempre il più grandetto, con quel suo squittio che ricordava le trasmissioni Morse; e c’era dentro un vago accento di ironia.
«Dio, vuoi dire, sarebbe venuto qui, tra voi?»
«Qui, sulla Terra, in Palestina.»
Il tono incredulo irritò don Pietro.
«Sarebbe una storia lunga» disse «una storia forse troppo lunga per dei sapienti come voi.»
In capo allo straniero la leggiadra indefinibile corona oscillò due tre volte. Pareva che la muovesse il vento.
«Oh, dev’essere una storia magnifica» fece con condiscendenza. «Uomo, vorrei proprio sentirla.»
Balenò nel cuore di don Pietro la speranza di convertire l’abitatore di un altro pianeta? Sarebbe stato un fatto storico, lui ne avrebbe avuto gloria eterna.
«Se non vuoi altro» disse, rude. «Ma fatevi vicini, venite pure qui nella mia stanza.»
Fu certo una scena straordinaria, nella camera del parroco, lui seduto allo scrittoio alla luce di una vecchia lampada, con la Bibbia tra le mani, e i due marziani in piedi sul letto perché don Pietro li aveva invitati ad accomodarsi, che si sedessero sul materasso, e insisteva, ma quelli a sedere non riuscivano, si vede che non ne erano capaci e tanto per non dir di no alla fine vi erano saliti, standovi ritti, il ciuffo più che mai irto e ondeggiante.
«Ascoltate, spazzolini!» disse il prete, brusco, aprendo il libro, e lesse: “...l’Eterno Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino d’Eden... e diede questo comandamento: Mangia pure liberamente del frutto di ogni albero del giardino, ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare: perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo sarà la tua morte. Poi l’Eterno Iddio...”
Levò gli sguardi dalla pagina e vide che i due ciuffi erano in estrema agitazione. «C’è qualcosa che non va?».
Chiese il marziano: «E, dimmi, l’avete mangiato, invece? Non avete saputo resistere? È andata così, vero?».
«Già. Ne mangiarono» ammise il prete, e la voce gli si riempì di collera. «Avrei voluto veder voi! È forse cresciuto in casa vostra l’albero del bene e del male?»
«Certo. È cresciuto anche da noi. Milioni e milioni di anni fa. Adesso è ancora verde...»
«E voi?... I frutti, dico, non li avete mai assaggiati?».
«Mai» disse lo straniero. «La legge lo proibisce.»
Don Pietro ansimò, umiliato. Allora quei due erano puri, simili agli angeli del cielo, non conoscevano peccato, non sapevano che cosa fosse cattiveria, odio, menzogna? Si guardò intorno come cercando aiuto, finché scorse nella penombra, sopra il letto, il crocefisso nero.
Si rianimò: «Sì, per quel frutto ci siamo rovinati... Ma il figlio di Dio» tuonò, e sentiva un groppo in gola «il figlio di Dio si è fatto uomo. Ed è sceso qui tra noi!»
L’altro stava impassibile. Solo il suo ciuffo dondolava da una parte e dall’altra, simile a una beffarda fiamma.
« È venuto qui in Terra, dici? E voi, che ne avete fatto? Lo avete proclamato vostro re?... Se non sbaglio, tu dicevi ch’era morto in croce... Lo avete ucciso, dunque?»
Don Pietro lottava fieramente: «Da allora sono passati quasi duemila anni! Purtroppo per noi è morto, per la nostra vita eterna!».
Tacque, non sapeva più che dire. E nell’angolo scuro le misteriose capigliature dei due ardevano, veramente ardevano di una straordinaria luce. Ci fu silenzio e allora di fuori si udì il canto dei grilli.
«E tutto questo» domandò allora il marziano con la pazienza di un maestro «tutto questo è poi servito?»
Don Pietro non parlò. Si limitò a fare un gesto con la destra, sconsolato, come per dire: che vuoi? siamo fatti così, peccatori siamo, poveri vermi peccatori che hanno bisogno della pietà di Dio. E qui cadde in ginocchio, coprendosi la faccia con le mani.
Quanto tempo passò? Ore, minuti? Don Pietro fu riscosso dalla voce degli ospiti. Alzò gli occhi e li scorse già sul davanzale, in procinto, si sarebbe detto, di partire. Contro il cielo della notte i due ciuffi tremolavano con affascinante grazia.
«Uomo» domandò il solito dei due. «Che stai facendo?»
«Che sto facendo? Prego!... Voi no? Voi non pregate?»
«Pregare, noi? E perché pregare?»
«Neanche Dio non lo pregate mai?»
«Ma no!» disse la strana creatura e, chissà come, la sua corona vivida cessò all’improvviso di tremare, facendosi floscia e scolorita.
«Oh, poveretti» mormorò don Pietro, ma in maniera che i due non lo udissero come si fa con i malati gravi. Si levò in piedi, il sangue riprese a correre con forza su e giù per le sue vene. Si era sentito un bruco, poco fa. E adesso era felice. “Eh, eh” ridacchiava dentro di sé “voi non avete il peccato originale con tutte le sue complicazioni. Galantuomini, sapienti, incensurati. Il demonio non lo avete mai incontrato. Quando però scende la sera, vorrei sapere come vi sentite! Maledettamente soli, presumo, morti di inutilità e di tedio.” (I due intanto si erano già infilati dentro allo sportello, lo avevano chiuso, e il motore già girava con un sordo e armoniosissimo ronzio. Piano piano, quasi per miracolo, il disco si staccò dal tetto, alzandosi come fosse un palloncino: poi prese a girare su se stesso, partì a velocità incredibile, su, su in direzione dei Gemelli.) «Oh» continuava a brontolare il prete «Dio preferisce noi di certo! Meglio dei porci come noi, dopo tutto, avidi, turpi, mentitori, piuttosto che quei primi della classe che mai gli rivolgon la parola. Che soddisfazione può avere Dio da gente simile? E che significa la vita se non c’è il male, e il rimorso, e il pianto?»
Per la gioia, imbracciò lo schioppo, mirò al disco volante che era ormai un puntolino pallido in mezzo al firmamento, lasciò partire un colpo. E dai remoti colli rispose l’ululio dei cani.

                da: Dino Buzzati
                “La boutique del mistero”
                Ediz. Mondadori, 1968.
                Pagg. 138-143.