martedì 17 marzo 2020

diario di un sabato di primavera

Un sabato pomeriggio di un giorno di primavera come tanti.
Ore 14,00 circa.
Prendo la bici e raggiungo spedito la parrocchia vicino al canale.
Abito in via Bartolini quindi a catechismo si va lì; se abitassi 150 mt più a Sud, al di là del viale Trento, andrei a Boschetto con Marco, Cristian, Giovanni e Liviano, miei compagni di classe di seconda.
L'ora comincia alle 14,30 ma se mi sbrigo riesco ad entrare dentro una delle due squadre.
La partita inizia alle 14 in punto e sono in ritardo....
Davide, altro mio compagno di classe, abita lì attaccato e lui fa presto, assieme a Vincenzi e a Gianluca; loro tre sono molto affiatati ma mi hanno accettato dentro al gruppetto e non si sta male.
C'è un unico problema importante: io a pallone non so giocare.
Sono goffo, impacciato, non gioco nel Cesenatico come tutti gli altri perchè ho iniziato l'anno scorso  pallavolo, che mi piace un sacco ma che a parte due o tre ragazze che incontro agli allenamenti e che sono qui in parrocchia non pratica nessuno qui.....
Arrivo tre minuti in ritardo e niente, hanno già cominciato.
Davide e Vincenzi sono già dentro, scelti da Paolo e Fea: non conosco nessuno del gruppone di Ponente, solo qualche nome che associo ai volti dei più conosciuti e famosi.
In chiesa spesso don Agostino quando chiede delle cose sulla messa loro non rispondono mai o fanno delle battutine in dialetto, al che tutti ridono e lui sgancia schiaffi nel coppetto a ripetizione, però il gruppo è famoso tra le ragazzine che non vedono l'ora di farsi notare dai più bellocci e simpatici con qualche sguardo o risatina.
Io mi metto a sedere con Gianluca, altro escluso, sul muretto di cemento: facciamo due chiacchere guardando la partita e contando le squadre per vedere se sono pari.
Vicino a noi le ragazzine sono già tutte assiepate dietro al muretto; le più carine hanno già delle storie con alcuni tra quelli di Ponente, che sembrano più grandi di me di un paio d'anni e maestri di una vita che io invece ancora non riesco neanche a chiamare per nome....
I minuti passano sospesi nel tempo.
Le squadre sono dispari e dopo un goal subito il caposquadra di quelli in svantaggio guarda verso di noi: prenderanno lui che è bravo coi piedi ma lento e paffutello, o me che sono uno scarpone ma più veloce?
Il dilemma rimane senza risposta.
Luigi, l'educatore più grande, chiama tutti a raccolta con i soliti due urli.
Salutiamo tutti la Carla, che per noi è bella come una di quelle che si vedono in tv di sera; lei e Luigi intoneranno il canto di apertura in chiesa, lui con la chitarra e lei con la sua splendida voce.
Tutti si chiedono: ma quei due stanno insieme?
(Me lo chiedo ancora dopo 37anni.......)
Ci aspettano i primi 5 minuti in chiesa tutti insieme con don Ago.
Sono tranquillo: quando mi chiede le cose io rispondo bene; studiare mi viene facile e quando mi gratifica come esempio al posto di qualcuno di Ponente mi sento importante, lì davanti a tutti.
Il mio momento dura solo quattro o cinque secondi, ma basta ed avanza.
Nessuno si ricorderà della mia risposta esatta fra dieci minuti, entrando in classe, ma a me non importa: esisto e sto facendo bene quello che mi chiedono, come a casa.
Fuori splende il sole e fra un'ora si esce da catechismo.
C'è ancora tutto il pomeriggio a disposizione.
Ho 12 anni e tutta la vita davanti.